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L’arte del Tai Chi Chuan

Racconta una storia taoista:
Il principe di Zhao aveva una smodata passione per le corse dei carri. Per anni aveva preso lezioni con il suo cocchiere, un maestro auriga molto quotato. Ma ogni volta che il principe gareggiava contro di lui, arrivava sempre ultimo malgrado il fatto che, per il proprio mezzo, scegliesse sempre i migliori destrieri delle scuderie. Un gioro in cui era stato nuovamente sconfitto davanti alla Corte riunita, il signore scese furente dal carro e disse al cocchiere:
- In cambio dei vostri servizi vi ho offerto vesti di broccato, pietre preziose, giade d’inestimabile valore.  E invece voi, ingrato, non mi avete ancora insegnato tutti i vostri segreti!
- Sire, non tutto si può comprare. Non posso vendervi il Dao dei cavalli.
- Che cosa intendete dire?
- Un bravo cocchiere deve creare il vuoto nel proprio spirito per intonarsi al respiro dei suoi corsieri.
Quando voi state in testa, avete solo paura che io vi superi. Quando mi state dietro, pensate solo a superarmi.
Il vostro spirito è sempre concentrato su di me. Come potete riuscire a fare corpo con i vostri cavalli e a entrare in armonia con il loro Dao? .

(Il brano è tratto da P. Fauliot, Racconti dei saggi taoisti, trad. it a c. di V. Verdiani, Milano, L’ippocampo, 2009, pp.145-146)


Questa storia edificante è solo una delle tante storielle che la civiltà cinese ha da offrire alla riflessione dell’uomo contemporaneo. Tutte condividono lo stesso scopo, ovvero parlare del Dao
道, della Via, dell’importanza di creare il vuoto nel proprio spirito per intonarsi con la natura, e vivere in armonia con essa. Raggiungere questo ideale di vita equivale a vivere felici.
Il Tai Chi Chuan è l’arte che insegna a conoscere se stessi, a creare il vuoto dentro di sé, a vivere  in armonia con la natura.
Recita il celeberrimo capitolo XLVIII del Dao De Jing 道德经 :


为学日益。为道日损。损之又损,以至於无为。无为而不为。取天下常以无事,及其 有事,不足以取天下。


Con lo studio si cresce ogni giorno. Con il Dao si decresce ogni giorno. Decrescita dopo decrescita si raggiunge il Non Agire. Il Non Agire equivale a non agire. Per governare “ciò che sta sotto il cielo” bisogna non agire, se si agisce non si può governare “ciò che sta sotto il cielo”.


“Non agire in modo che non c’è nulla che non si faccia” è il grande monito che il Tai Chi Chuan incessantemente ricorda ai suoi praticanti. Il Non Agire è lo stadio finale, in cui ogni cosa è in equilibrio perfetto, e si realizza l’ordine naturale. Ogni movimento ulteriore non può fare altro che alterare questo equilibrio. Questo concetto, che è l’anima del Tai Chi Chuan, rimane spesso molto evanescente ed i suoi interpreti si affidano al fascinoso per difenderne la validità. Il Non Agire è appunto uno stadio finale che per essere raggiunto ha bisogno di dedizione e di allenamento costante secondo determinati principi e regole. Attraverso la pratica si impara a raggiungere l’essenzialità del gesto, ripulendolo da tutto ciò che è superfluo. Lo scopo è quello di riuscire a fare sempre meno fino al punto in cui non si agisce ma tutto si compie.
Lo stadio del Non Agire non è un momento finale, di arrivo, di stagnazione, anzi è esattamente l’opposto, è un momento di compimento. Nel Classico dei mutamenti, Yì Jīng 易經, questo concetto è espresso dal segno composto da sei linee detto jì chi 既濟, “dopo il compimento”:


Questo segno è composto da due segni di tre linee ciascuno. Le tre linee sopra indicano l’acqua, mentre le tre linee sotto indicano il fuoco. Questo segno esprime un equilibrio perfetto, ogni cosa è al posto giusto, le linee forti sono nei punti forti e le linee deboli sono nei punti deboli. Esso esprime un momento culminante e perciò necessita di estrema cautela, poiché ogni piccolo movimento aggiuntivo può trasformare l’ordine in disordine. Bisogna dunque non agire, ma vigilare acché l’equilibrio non si rompa. La condizione corrispondente all’ordine naturale non necessita di alcuna azione, ma deve essere solamente lasciata agire senza interferenze.
Inoltre la relazione acqua-fuoco, in questo caso l’acqua è come un bollitore posto sul fuoco, genera vapore, ossia energia. Questa interazione deve essere sorvegliata con molta prudenza, poiché ogni scompenso può generare danni. Così se l’acqua trabocca, spegne il fuoco e la sua energia è perduta; se il calore è troppo grande, l’acqua evapora nell’aria; se il calore non è sufficiente, l’acqua non riesce a bollire (R. Wilhelm, I King. Il libro dei mutamenti, trad. it. a c. di L. Agresti, revisione a c. di G. Mantici, Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1955, pp. 529-533).


Dunque il Non Agire è uno stadio naturale che produce energia. Il Tai Chi Chuan è un’arte pratica che educa a cercare e trovare la condizione naturale all’interno del nostro corpo. Una volta raggiunta, esso ci fornisce gli strumenti per interagire con l’energia così prodotta.
L’arte del Tai Chi Chuan è anche l’arte dell’osservazione della natura, del suo ascolto, della ricerca delle condizioni. Non a caso i templi taoisti in cinese si chiamano guàn 观, ideogramma che significa anche osservare, guardare. I principi del Tai Chi Chuan sono estrapolati dalla natura, oncordano con le regole della natura, in modo da creare quella corrispondenza fondamentale fra macrocosmo e microcosmo, fra esterno ed interno. Attraverso di essi l’uomo può ricongiungersi al mondo che lo circonda e vivere in armonia con esso, governando da re “ciò che sta sotto il cielo”. In cinese “re” si dice wáng 王. L’ideogramma è composto da tre linee parallele, unite da una linea verticale, ossia la terra-il regno di mezzo (la società umana)-il cielo, uniti dall’uomo. L’essere umano, così come la natura, sono entrambi animati dalla stessa energia qi 氣. L’energia accomuna l’uomo e la natura che lo circonda. Vivere in armonia con la propria energia equivale a vivere in armonia con il cosmo intero.
Per procedere sulla Via del Tai Chi Chuan sono fondamentali i dieci principi di Yang Cheng Fu, 3° generazione del Tai Chi Chuan della famiglia Yang.

太极拳十要, i dieci principi del Tai Chi Chuan:

  1.  虚灵顶劲 Xu Ling Ding Jin, vuotare la mente e sollevare la testa verso il cielo;
  2.  含胸拔背 Han Xiong Ba Bei, rilassare il petto ed aprire la schiena;
  3.  松腰 Song Yao, sciogliere il bacino;
  4. 分虚实 Fen Xu Shi, distinguere fra sostanziale e insostanziale;
  5. 沉肩垂肘 Chen Lian Zhu Zhou, lasciare cadere le spalle ed i gomiti;
  6. 用意不用力 Yong Yi Bu Yong Li, usare lo Yi, l’intenzione e non la forza fisica;
  7. 上下相随 Shang Xia Xiang Sui, coordinare la parte superiore e quella inferiore del corpo;
  8. 内外相合 Nei Wai Xiang Ge, armonizzare l’interno e l’esterno;
  9. 相连不断 Xiang Lian Bu Duan, continuità senza interruzioni;
  10. 动中求静 Dong Zhong Qiu Jing, cercare la quiete nel movimento;


Accanto ai dieci principi ci sono le cosiddette dodici “malattie” del Tai Chi Chuan, ossia gli errori da evitare.

太极拳十二病 le dodici “malattie” del Tai Chi Chuan:

  1. 俯頭 fu tou, far cadere la testa;
  2. 曲項 quxiang, piegare il collo;
  3. 露肩 lou jian, tendere le spalle;
  4. 揚肘 yangzhou, alzare i gomiti;
  5. 駝背 tuo bei, curvare la schiena;
  6. 凹胸 ao xiong, incavare il petto;
  7. 鼓腰 guyao, gonfiare lo stomaco;
  8. 撅臀 juetun, far sporgere le natiche;
  9. 指胯 zhikua, far sporgere le anche;
  10. 憋柱 biezhu, trattenere il coccige;
  11. 直膝 zhixi, chiudere le ginocchia;
  12. 歪腳 wai jiao, piedi obliqui;

Autore: Ivan Cardillo